martedì 17 febbraio 2009

Adieu, Segretario

Veltroni ha confermato le dimissioni. Aspetto la conferenza stampa di domattina.

Boccone amaro

Non c'è che dire. Quella di ieri doveva essere una vittoria. Una vittoria che gettasse un po' luce su questo periodo buio. Il Partito Democratico è ai minimi storici e Rutelli&Co parlano di scissione, Walter di dimissioni e il Pd è nel caos più totale.
Io sono in aula studio al Politecnico. Domani orale di Geologia. Ho qualche minuto per appuntarmi due riflessioni che posterò poi sul blog.

La vittoria di Cappellacci deve cominciare a farci riflettere sull'effettivo potenziale distruttivo che ha assunto la dirigenza nazionale. Il terremoto post-politiche ha investito tutto il Paese ed è stato in grado di far trionfare il mediocre figlio di un familio di B su uno dei nostri migliori amministratori.
Il dato più sconfortante, però, riguarda il Partito democratico: la coalizione infatti ha ottenuto molti meno voti del Candidato Presidente, a riprova del fatto che le responsabilità sono da ricercare non in Sardegna, ma nei salotti romani.
L'immobilismo di questi mesi, misto alla questione morale e alle fratture interne, si sta propagando a macchia d'olio e i nostri amministratori locali stanno così pagando il prezzo degli errori commessi dai nostri dirigenti.

Pare che Veltroni voglia andare sino in fondo con le sue dimissioni.
Ho sempre sostenuto il Segretario, ma penso che ora non ci sia nient'altro da fare. Non dev'essere, però, il capro espiatorio di un'intera incapace dirigenza. Conviene che tutti i giovani di Berlinguer se ne vadano a casa e lascino il posto a qualcuno che sia capace di traghettare il Pd verso un futuro più roseo.
Dopo Veltroni Primarie subito.

Un'altra cultura

Shoichi Nakagawa, Ministro delle Finanze giapponese, si è dimesso dopo lo scandalo nato per la sua conferenza stampa in preda, a detta dei giornalisti, ai fumi dell'alcol durante il G7 di Roma.
Nonostante abbia continuato a dichiararsi estraneo alle accuse mosse verso di lui e ad asserire che il suo stato era stato determinato da un abuso di farmaci contro il raffreddore, la stampa giapponese ha calcato la mano sulla questione fino a costringere Nakagawa alle dimissioni.

E' bastato solo questo per far dimettere un ministro nel Paese del Sol Levante. Noi abbiamo un Capo del Governo coinvolto nei più grandi scandali di questo Paese, eppure nessuno, neanche l'opposizione, si sogna di chiedergli le dimissioni. Un'altra cultura.

lunedì 16 febbraio 2009

Sardegna news

Linko il post di Pippo che sarà aggiornato, a suo dire, costantemente.

Primarie vere

Queste lo sono sicuramente, seppur il soggetto non sia da me particolarmente gradito.

domenica 15 febbraio 2009

Sardegna 2009

Altro che tg e quotidiani online. Noi abbiamo Mollica.

Chi non muore si rivede

Perchè abbiamo B al Governo? Perchè ha vinto le elezioni. Perchè ci sono state le elezioni? Perchè è caduto il Governo Prodi. Perchè è caduto il Governo Prodi? Perchè Mastella non votò la fiducia. Perchè Mastella non votò la fiducia? Perchè... fermiamoci qui che è meglio.

Clemente Mastella, da allora, non si è più visto in giro, escludendo la timida comparsa durante le Politiche: quando Boselli gli offrì un posto in lista (complimenti a Boselli per il grande intuito politico: mi domando quanti voti abbia perso con una simile uscita).
Che avrà fatto per tutto questo tempo lontano dalla politica? Non ci è dato sapere.
Fatto sta che presto lo rivedremo sul palco della politica nazionale, anzi comunitaria, come candidato al Parlamento Europeo.
In quale lista? Se oggi non avete ancora letto alcun quotidiano, sono certo che abbiate dei grossi problemi a capire dove sia andato a finire il nostro Clemente e questo la dice lunga sulla sua natura trasformista.
Non voglio rivelare nulla. Leggete pure qui l'articolo di Repubblica.

Taci!

sabato 14 febbraio 2009

Walter a Monza

Venerdì 20 febbraio alle ore 18 presso il Binario 7 di piazza Castello Walter Veltroni parlerà con la Brianza.

venerdì 13 febbraio 2009

M'illumino di meno 2009

Nelle mie ultime settimane da Coordinatore della Commissione Ambiente ed Ecologia avevo proposto alla Circoscrizione Due di aderire all'iniziativa M'illumino di meno e forse dal 2010 anche la Zona 2 parteciperà al black out luminoso.

giovedì 12 febbraio 2009

Liberi di scegliere


Me lo segnala Pippo. Per essere liberi di scegliere.

La direzione giusta

Leggo sul kudablog, proprio nel mentre sto studiando un libro di Gestione Urbana (a breve l'esame). L'autore del testo universitario sottolinea che l'importanza di legare il rilascio del PdC (Permesso di Costruire ndr) alla sostenibilità ambientale dell'edificio nasce da un'esigenza avvertita in Europa fin dai primi anni '90.
Il Governo B va proprio nella direzione giusta.

mercoledì 11 febbraio 2009

Il ritorno dell'ammazzaparchi

Con la sconfitta dell’emendamento “ammazzaparchi” pensavamo di aver respinto definitivamente l’assalto alla aree protette lombarde. Ma purtroppo non è proprio così. La giunta regionale ha infatti presentato un progetto di legge sui parchi (Pdl 289 – dgr 05/12/2007) che è pessimo e che assesterà un duro colpo al sistema dei parchi lombardo, che invece è ricco, in salute e richiede norme chiare per proseguire lungo la strada di uno sviluppo sostenibile, integrato anche con le attività delle comunità che vi risiedono. Dopo i primi passaggi in Commissione Ambiente del Consiglio regionale, l'ultimo oggi, abbiamo avuto modo di rilevare che tutta la legge desta molta preoccupazione e che la maggioranza e la stessa giunta regionale hanno idee molto confuse sull’intero provvedimento. Una confusione pericolosa, che rischia di indebolire il sistema delle aree protette lombarde e di rompere gli ultimi argini contro l'impetuoso consumo di suolo in Lombardia. Il progetto di legge prevede la nomina da parte della Regione dei direttori dei parchi, che indebolisce i Parchi stessi ed espone gli enti agli interessi che di volta in volta dovessero premere sui vertici dell’amministrazione regionale. Inoltre la modifica della forma giuridica al momento ipotizzata dalla Giunta rischia di determinare una forte riduzione dei finanziamenti e dell’utilizzo dei fondi a disposizione dei Parchi.
Ma non è tutto. C’è anche e soprattutto un forte rischio di riaprire le porte alle speculazioni edilizie: nel progetto di legge è previsto infatti che la giunta regionale nella fase istruttoria del piano di coordinamento del parco o di sue varianti, su proposte specifiche degli enti locali, leggi nuove urbanizzazioni, garantisce il confronto tra l’ente gestore e il comune. In caso di conflitto tra parco ed ente locale, quasi evocato dalla attuale proposta della Regione, ci penserà la Regione a metterci un mattone sopra, è proprio il caso di dire.
Tutto ciò è inaccettabile: la giunta regionale approfitta di ogni occasione per rilanciare strumenti legislativi che indeboliscono il sistema delle aree protette che invece va tutelato e promosso, anche con iniziative economiche sostenibili, come il turismo naturalistico e le produzioni agricole di qualità. Con questo appello chiediamo anzitutto che si avvii un tavolo con i presidenti dei Parchi, con le associazioni e i Comuni per studiare e avviare alla discussione in Consiglio regionale una legge condivisa e organica che rafforzi le tutele dei Parchi e garantisca un vero sviluppo del patrimonio naturale e agricolo della Lombardia.

I Consiglieri Regionali della commissione Ambiente: Mario Agostinelli, Dionigi Guindani, Carlo Monguzzi, Fortunato Pedrazzi, Francesco Prina, Arturo Squassina e Giuseppe Civati.

Virtuani Segretario dei Giovani Democratici di Mb

Pietro Virtuani di Brugherio, amico e compagno di tante avventure, è stato nominato Segretario dei Giovani Democratici della Provincia di Monza e Brianza.

Qui sotto il discorso che ha accompagnato la sua candidatura.

Lo snodo di un percorso

Abbiamo iniziato ritrovandoci liberamente e meditando insieme su come organizzare un movimento giovanile nel nostro territorio un anno fa, e dopo un anno siamo approdati ad un punto che ci fa fissare dei paletti per valutare quanto abbiamo fatto e quali sono i nostri obiettivi. In quest’anno abbiamo maturato una consapevolezza dei problemi organizzativi che riguardano noi e il rapporto con il partito, e sono convinto anche una serie di idee per evitare che la giovanile in Brianza sia un sopravvivere a sé stessi senza fare nulla di concreto.

Si tratta ora di incanalare queste esperienze verso una serie di progetti concreti, formativi e politici, che ci permettano di aumentare le fila del nostro movimento e di trasformare i giovani democratici in un interlocutore e un riferimento autorevole per le associazioni, gli studenti, i lavoratori nostri coetanei in Brianza.

Spero con la mia candidatura di rappresentare l’insieme di quelle riflessioni che hanno animato i nostri ormai numerosi incontri sulla natura e sulla funzione del nostro movimento e di portare insieme a tutti voi a compimento i vari progetti che abbiamo abbozzato e che ideeremo.


Perché un movimento giovanile

La nostra idea è quella che i giovani non devono avere un proprio partito ma essere il Partito. Quello che ci proponiamo è essere il Partito democratico. Il nostro costituirci in un movimento, sulle modalità che poi delineeremo, non è una rinuncia o un ridimensionamento delle nostre ambizioni, né tanto meno un placido adeguarsi alle direttive dall’alto; ma nasce dalla consapevolezza, che abbiamo visto in questi mesi, dell’utilità del movimento giovanile nel coinvolgere nuove persone più che i circoli sul territorio, dall’idea di una partecipazione che tramite il lavoro e le iniziative possa farci tornare a parlare di politica, dalla necessità di insistere sulla formazione a livello amministrativo, culturale e politico, dalla riprovata esperienza che serva una struttura agile, versatile e leggera per interloquire verso le generazioni meno coinvolte dalla politica.

Se sapremo lavorare concretamente per questi obiettivi, i Giovani democratici non saranno un sopravvivere a sé stessi e un perpetuare qualcosa ereditato dalla tradizione dei vecchi partiti.

Sappiamo che la crisi del Pd deriva anche da un ricambio generazionale che non c’è stato, che ha costretto troppe volte il nuovo partito ad un accordo al ribasso tra vecchie dirigenze e mortificato le nuove aspettative. Da lì deriva anche la difficoltà nell’elaborare quel nuovo alfabeto democratico per una sinistra riformista nel XXI secolo; noi, che per ragioni anagrafiche siamo ancora poco legati alle vecchie tradizioni, culture e punti di riferimento importanti ma non discriminanti nel creare un insieme unito di tante idee e zero steccati, che contiamo nelle nostre fila molti che sono alla prima presenza in un partito, possiamo essere la generazione che porterà a compimento il difficile processo di creazione del nuovo partito.

E’ importante allora che fin da subito il movimento giovanile incalzi il Partito con le sue richieste, le sue esigenze e sia uno stimolo e un riferimento dialettico.


La formazione

Uno dei compiti fondamentali di cui abbiamo sempre parlato riferendoci a movimento giovanile è quello della formazione.

Conosciamo i limiti nostri in merito alla competenza rispetto alle teorie e alle problematiche di una società in rapida evoluzione che catalizza l’attenzione a slogan effimeri più a che a esaurienti analisi e siamo consapevoli della necessità di colmare le inevitabili lacune tramite dibattiti partecipati con persone di competenza del settore e dirigenti politici, ma la formazione che abbiamo in mente non si riduce ad una serie di lezioni frontali con luminari più o meno di richiamo ma come costante attività di confronto con chi già lavora nei vari ambiti in cui intendiamo entrare per dire la nostra, come quello della rappresentanza studentesca, delle grandi questioni del lavoro giovanile in brianza, terra di call center, piccole industrie, studenti universitari pendolari lavoratori part time.

Fondamentale si rivelerà il contatto con le varie associazioni, sindacati, rappresentanti degli studenti per una collaborazione reciproca che ci permetta l’acquisizione di un sapere pratico, territoriale, concreto e speriamo un giorno una funzione di interlocutore importante, ascoltato.


La nostra struttura

Considerati i nostri numeri, i vari esperimenti fatti e le esigenze riscontrate, l’idea è quella di creare una segreteria di poche persone che svolga i compiti organizzativi ed esegua i compiti che vengono dalle asseblee dei giovani democratici. Creare una direzione, cioè un organo di mezzo tra segreteria e asseblea provinciale, alla quale sono sempre invitati tutti, è per adesso superfluo.

Rispetto alla eventuale creazione di circoli del movimento giovanile, siamo in attesa di sapere quando ci sarà una commissione Statuto se questi saranno previsti o meno. Comunque, se un giorno sarà auspicabile avere punti di riferimento che svolgano un coordinamento territoriale nelle quattro zone della Brianza (Ovest, centro, est, Monza) per adesso dobbiamo costatare che non c’è ancora questa esigenza.


Il rapporto con la nostra federazione del Pd: autonomia e integrazione

L’idea di giovanile che abbiamo elaborato in questi mesi nelle nostre riunioni è quella di una struttura autonoma di giovani integrati e attivi nel Partito democratico: se da un lato vogliamo un movimento capace di iniziative proprie, che non sia solo una corrente del Pd identificata su basi anagrafiche, dall’altro lato uno dei nostri compiti primario è quello di avvicinare e favorire la partecipazione dei giovani alla vita dei circoli, la loro responsabilizzazione e valorizzazione nei coordinamenti stessi e a livello della federazione del Partito.

Questo appunto per evitare che i Giovani democratici siano un “partito dei piccoli”, “un movimento parallelo” o un serbatoio di manovalanza e possano fin da subito costituire la spinta interna per il ricambio e la rinascita del Partito democratico, a partire appunto dalle sue strutture territoriali.

Sarebbe sbagliato glissare su qualche considerazione riguardo il rapporto finora avuto con la nostra Federazione, che fin da subito non è stato dei più idillici: però adesso vogliamo guardare avanti e lavorare per il Partito, costruire un rapporto basato su rispetto e fiducia reciproci.


Tra autonomia federale e partecipazione nazionale

Nonostante le delusioni e le inevitabili diffidenze con organismi nazionali che troppe volte ci sono sembrati passivi, autoreferenziali e disorganizzati, non abbiamo mai deciso di boiccotare o astenerci su nessuna delle iniziative promosse dai nostri vertici: questo perché non discutiamo sul fare o meno le cose ma su come lavorare e continueremo ad essere pronti e attivi sui nostri territori con una forte declinazione federale però, che ci permetta di adattare alle nostre esigenze le eventuali direttive dagli altri.

La nostra idea di federalismo non è qualcosa che isoli ma qualcosa che vogliamo esportare: se è presto per parlare di un modello Brianza, è innegabile che in questi mesi, sotto la spinta delle primarie, abbiamo saputo organizzarci, ritrovarci e tenere aperti undici seggi in cui hanno votato duecentosessantatre ragazze e ragazzi, ben oltre la soglia di soddisfazione di centocinquanta; questo l’abbiamo fatto con pochi mezzi e con una campagna promozionale di basso profilo, grazie però al nostro impegno e alla nostra presenza sul territorio.

Continueremo così, partecipando attivamente e cercando sempre maggior coinvolgimento a livello regionale e nazionale ma senza astrarci da quelle che sono le nostre esigenze e le nostre idee.


Con lui sono stati nominati delgati presso la Direzione Regionale Francesco Cereda, Sara Fresu e Lara Girasole.

In bocca al lupo a tutti e quattro.

martedì 10 febbraio 2009

Stasera -> Assemblea Provinciale dei Giovani Democratici

Nella riunione del 28 gennaio il CPP ha deciso all'unanimità dei presenti di riunire la Prima Assemblea Provinciale dei Giovani Democratici.

Essa si terrà martedì 10 febbraio 2008 alle ore 21:00 presso la Federazione Provinciale in via Arosio 6 - Monza.

Siete tutti invitati a portare il vostro contributo.

Punti all'odg:

  • Relazione introduttiva del CPP
  • Saluti e interventi iniziali:
  • - Segretario Provinciale Enrico Brambilla
  • - Segretaria Regionale dei GD Silvia Gadda
  • - Rappresentante della Segretaria Cittadina di Monza
  • Presentazione e discussione delle Candidature a Segretario Provinciale dei GD
  • Elezione del Segretario Provinciale dei GD
  • Intervento del Segretario Provinciale dei GD
  • Nomina dei membri della Segreteria Provinciale dei GD
  • Presentazione e discussione delle Candidature a Delegati presso la Direzione Regionale dei GD (nel numero di 3)
  • Elezione dei Delegati presso la Direzione Regionale dei GD
  • Varie ed eventuali

Finalmente

Mentre la Lega definisce Famiglia Cristiana Più eversiva di un centro sociale, Walter, finalmente, dice qualcosa.

Scelte politiche

Nel mio ultimo Consiglio di Circoscrizione avevo proposto l'istituzione di una via dedicata a Fabrizio De Andrè. Nell'Assise tenutasi mercoledì 4 febbraio la proposta è stata messa ai voti. Voto favorevole dell'opposizione e contrario della maggioranza: bocciata.
Poichè ero presente ho chiesto spiegazioni all'ex capogruppo del Pdl Alessandro Panigada, che, tra un beh e un bah, mi ha fatto capire che non potevano approvare quel documento perchè "De Andrè era sì un grande poeta, ma vuoi mettere con Battisti?". Qualche consigliere del Pdl ha azzardato addirittura commenti del tipo "Era un comunista" o "Troppo di sinistra".
Basito davanti a tali folli teorie ho cominciato a perdere la pazienza e ho chiesto loro come potevano giustificare ufficialmente tale decisione. La risposta? "Scelta politica".
Intelligente. Soprattutto dopo aver votato (5 minuti prima) un atto d'accusa nei confronti dell'Assessore Lucia Arizzi presentato dal sottoscritto.
Insomma sul documento veramente politico hanno scelto di schierarsi con l'opposizione, su quello propositivo, di routine, han scelto di agire politicamente (che vorrà dire poi?! Bah!), da maggioranza che, ritrovata quella compatezza (apparente) perduta da mesi, bastona l'opposizione.
Complimenti! Un'ottima figura sui giornali che da 10 giorni lodavano l'idea del sottoscritto.

Polizia regionale

Le europee sempre più vicine fanno uno strano effetto ai leghisti che s'inventano pure la polizia regionale. Cosa che non piace al Pdl della Regione Lombardia.
Dove stiamo andando a finire?

I paladini della cristianità

Quando conviene. Qui.

Pria che l'erbe inaridisse il verno

Riporto integralmente l'articolo che Adriano Sofri ha dedicato oggi ad Eluana su Repubblica.

Ormai la diversità dei pensieri si era tramutata in una dannazione reciproca, una messa al bando, una insofferenza esasperata. E neanche ora, neanche in hora mortis nostrae, si rimarginerà, temo. Ma, forse solo per un piccolo risarcimento, forse perché è la cosa più importante, possiamo riconoscerci tutti - quasi tutti - in un acquisto dapprincipio imprevedibile, e che non era nei propositi. Abbiamo tutti - quasi tutti: non fa bene ignorare il cinismo e la cattiveria vera - voluto molto bene alla ragazza Eluana.

Le abbiamo voluto sempre più bene, man mano che passavano gli anni e la ferita si esacerbava mille volte di nuovo e noi intanto diventavamo grandi o vecchi, nascevamo e ci ammalavamo e, qualcuno, morivamo: e quel viso di ragazza continuava a guardarci illeso dal tempo e dalla sventura. Prima della fotografia, i ritrattisti delle famiglie del nord d'Europa, di quelle che potevano permetterselo, dipingevano una volta all'anno il gruppo di famiglia, sicché sulle pareti domestiche scorrevano le generazioni, i bambini diventavano adulti, gli adulti vecchi, matrimoni rinnovavano la scena, nuovi nati facevano la loro comparsa.

In quelle gallerie di quadri ricordo, c'erano alcune figure di bambini o di giovani che non cambiavano più aspetto, il tempo non le lavorava più, perché erano morti giovani o bambini, e una rossa crocetta dipinta sopra la testa avvertiva della loro perdita, ma non si aveva cuore di espellerli dal gruppo. Il signor Englaro, rifiutandosi, contro la propria presumibile convenienza, di esporre le fattezze di Eluana se non fino al punto in cui l'ebbe perduta, ha suscitato in tutti noi lo stesso risultato pieno d'affetto e di rimpianto.

Abbiamo voluto bene a quella ragazza meravigliosa, al modo in cui i suoi occhi continuavano a guardarci così da lontano, così da vicino, e l'abbiamo rimpianta come una nostra compagna di viaggio insieme perduta e illesa. Abbiamo voluto bene, ogni giorno di più, anche alla Eluana che non vedevamo, che non abbiamo mai visto, nella quale la ragazza dagli occhi profondi si continuava e si consumava, e abbiamo avuto pietà di lei e di noi. Quel padre che, chiuso in un suo cerchio senza uscita, combinava e ricombinava senza ostentazione e senza falso pudore le belle fotografie della sua creatura, come per ricominciare ogni volta a far scorrere la vita della sua carissima figlia prima che la promessa si spezzasse, ce l'ha fatta amare, senza proporselo.

Senza proporsi altro se non di avere la legge dalla propria parte, e le persone, perché una buona legge dev'essere dalla parte delle persone e del loro dolore. L'ha conservata così, nella memoria di una comunità che l'aveva adottata, benché si lacerasse sul suo destino.

Se c'è una sottile speranza che l'Italia non esca più amara e incattivita da una vicenda oltraggiosamente accanita, è in questo amore condiviso. Il signor Englaro non ha mirato a nessuna convenienza. Non ha fatto conti. Ha fatto quello che sentiva come il suo dovere. Se fosse stato un uomo politico - cioè un politico, oltre che l'uomo che è - si sarebbe sottratto alla piccola trappola della gara col tempo, che metteva in scena nel rullo di tamburi del precipitoso finale il copione degli uni che bruciavano le ore per salvare una vita, degli altri che bruciavano i minuti per sacrificarla. ("Il sacrificio non sia vano": frase pronunciata ieri sera in Senato, non so con quanta consapevolezza, bestemmia più enorme di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle).

Si sarebbe esposto alle intemperie sulla cima di un campanile friulano per protestare: dopotutto il capo del governo si era spinto, non so con quanta consapevolezza, a dire che quella sua figlia perduta avrebbe potuto partorire. Avrebbe fatto uno sciopero della fame e della sete, per replicare a chi lo accusava di voler assassinare per fame e sete la sua creatura. Li avreste visti volare, allora, i sondaggi, angeli custodi della superstizione e della demagogia contemporanea.
Verrebbe voglia di dire che bisogna tutti sforzarsi di richiudere questa ferita, ma non sarà così. Le ferite non si chiudono. Non si chiuse quella di Moro. La disputa sul corpo di Eluana è per l'Italia del nuovo millennio una tragedia senza catarsi, senza redenzione, come fu quella sul corpo di Moro per la fine del secolo scorso. Ho guardato il minuto di raccoglimento al Senato: sembrava piuttosto, per quei grami presenti, la concentrazione nell'angolo prima dell'ultimo round.

Certi uomini politici - cioè certi politici, prima degli uomini che dimenticano di essere - fanno molti conti. Vedrete: anche ora che il corpo di Eluana non è più perquisibile dai Nas, mostreranno di voler procedere per la loro strada. Legislatori tutti d'un pezzo, pronti a decretare la mia, la vostra, l'impossibilità di ciascuno di rifiutare per sé la nutrizione artificiale, una volta che ci trovassimo privati senza ritorno della nostra coscienza. Pazzia. Silvio Berlusconi ha voluto dire che lui, nella condizione di Beppino Englaro, non potrebbe mai "staccare la spina". Sia risparmiata la prova a lui e a noi. Tuttavia la prova è stata imposta a tanti, e qualunque sia la loro scelta, compresa quella di non rassegnarsi mai al commiato, dev'essere rispettata, amata e sostenuta. Ma provi Berlusconi a immaginare un'altra eventualità: che tocchi a lui di uscire da una rianimazione in una condizione vegetativa irreversibile. Vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza, o preferisce lasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l'obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine? Questo era già il punto, ora lo è ancora più nitidamente. Mettete via i cartelli opposti che intimano: "Giù le mani da Eluana".

Salutiamola, Eluana, con l'amore che si sapeva riservare alle ragazze perite, tenerelle, pria che l'erbe inaridisse il verno. Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".

Questa poi....

La leggo dal blog di Pippo e ve la linko. Giudicate voi.

lunedì 9 febbraio 2009

La follia

20:40 Quagliariello: "Eluana non è morta, è stata ammazzata"
L'onorevole Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, intervenendo in aula ha scagliato il microfono in terra urlando in lacrime: "Eluana non è morta, è stata ammazzata".

20:51 Gasparri: "E' stata eutanasia, pesano firme messe e non messe"
"Su questa vicenda peseranno per sempre le firme messe e le firme non messe". Con queste parole il presidente dei senatori Maurizio Gasparri ha commentato la morte di Eluana Englaro. "Questo è un caso di eutanasia che non è previsto dalla legge", ha aggiunto, "bisognerà capire cosa è successo in quel posto che si chiama 'La Quiete' e che dovrebbe chiamarsi 'la morte'"

Libera

Nel bel mezzo di manifestazioni, discussioni accese, esibizioni di mitomani, anatemi, deliri di onnipotenza e discussioni in Senato, Eluana se n'è andata. Così. Inaspettatamente, prima di quanto previsto.
Non è voluta rimanere a difendere i falsi moralismi di certe persone e vedere compiere in suo nome atti incostituzionali.
Si è liberata finalmente di quella gabbia che l'ha intrappolata in questi ultimi 17 anni: il suo corpo.
E così ora è libera.

Ciao Eluana...

Dicono di noi

In Spagna, in UK, in Francia, in US.

domenica 8 febbraio 2009

Testamento biologico

In queste ore di vero e proprio accanimento politico nei confronti della famiglia Englaro, invito tutti coloro che lo desiderano a compilare il proprio testamento biologico per evitare (facendo i debiti scongiuri) ti trovarsi nella situazione di Eluana.
La modulistica è scaricabile dal sito della Fondazione Umberto Veronesi.

Clandestini, Medici e Calderoli

Marcello mi segnala via FBmail il suo ultimo post.

Siamo noi i bersagli

Dal blog di Pippo Civati:

Dalla fine della seconda guerra mondiale c'è una linea chiarissima e invalicabile che le grandi democrazie occidentali hanno tracciato tra sé e la barbarie dato dal ripudio fermo e inequivoco del fascismo, della xenofobia, del razzismo e delle forze politiche che li rappresentano. Razzismo e xenofobia sono scoraggiate con un continuo ed univoco lavoro di educazione e di prevenzione, le forze politiche che ne fanno una bandiera sono escluse dal governo perché nessuno - a destra come a sinistra - stringerebbe mai accordi con esse, anche a costo di perdere le elezioni. Perché un'elezione si può ben perdere, ma lo spirito democratico, perdere quello non si può. Con l'approvazione del pacchetto sicurezza l'Italia ha tristemente varcato quella linea; con l'infamia di norme che legittimano sinistre ronde di cittadini e consentono la delazione del malato al personale sanitario si è rotto definitivamente un tabù. Abbiamo chiesto al nostro partito di chiamare tutto il Paese alla mobilitazione, per una grande manifestazione di italiani e stranieri insieme, aperta alle forze sociali, alle realtà associative e alle coscienze democratiche di tutta Italia. Abbiamo chiesto ai circoli di mobilitarsi, informare, denunciare e 'segnalare' non gli stranieri ma quel legislatore che ha approvato una legge così radicalmente inaccettabile per un paese civile. Bisogna dire di no, con forza, manifestando tutti insieme. Perché quando c'è un colpo ai diritti umani, i bersagli non sono solo i più deboli, siamo tutti noi.

Vi invito a sottoscriverlo.

Ha passato il limite

Berlusconi: "[Una riforma della Carta costituzionale] è necessaria perché è una legge fatta molti anni fa sotto l'influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello".

sabato 7 febbraio 2009

Re Silvio e il complesso del rango

Consiglio a tutti la lettura dell'articolo di Filippo Ceccarelli su Repubblica (qui).

Mentre in tutt'Italia si scende in piazza...

...il Pd ha altro da fare.
(Non me lo sarei mai aspettato da una persona che stimo profondamente come Bersani).

No comment

Preferisco non esprimermi.

"Pur comprendendo la complessità dei risvolti giuridici di cui il Consiglio dei Ministri deve tener conto, di fronte ad un atto che deliberatamente mette fine ad una vita umana pensiamo in coscienza che non si debba lasciare nulla di intentato. Ci appelliamo quindi al Presidente del Consiglio e ai Ministri affinché diano una testimonianza forte a sostegno della vita in tutte le sue fasi".

All`appello hanno aderito i senatori Gasparri, Quagliariello, Bianconi, Baio, Castro, Di Stefano, Divina, Scarpa Bonazza, Bevilacqua, Calabrò, Pertoldi, Papania, Peterlini, D`Alia e i deputati Mantovano, Lupi, Bertolini, Saltamartini, Di Biagio, Biava, Nola, Saglia, Landolfi, Pagano, Bruno Murgia, Riccardo Migliori, Barbaro, Pianetta, Vignali, Binetti, Casini, Buttiglione, Santolini, Volontè, Bobba, Calgano, Buonfiglio.

Al termine di una giornata turbolenta

Sono appena tornato dall'Assemblea Cittadina del Pd dove si è discusso di cose ben diverse rispetto a quelle che oggi hanno interessato l'Italia.

Fuori piove e non c'è tempo migliore per riflettere prima di andare a dormire.

Sulla questione etica legata ad Eluana si può argomentare a lungo. Comprendere cosa sia vita e cosa non lo sia è una faccenda molto complessa, anche se un'idea in merito ce l'avrei.
Al di là di questo, non posso che denotare una profonda ipocrisia nel Governo che, da una parte, condanna l'eutanasia, ma, dall'altra, trasforma, attraverso il decreto sicurezza, i medici in delatori. Questa sì che è una condanna a morte, altro che il Caso Englaro.

Il problema più grave, però, non sta tanto nella faccenda puramente etica, quanto nel conflitto istituzionale generato dal Capo del Governo: ciò che si è tentato di fare oggi non trova altro nome che in "azione sovversiva".
Un Esecutivo non può e non deve annullare una sentenza emessa da un tribunale. Se Napolitano avesse firmato, i poteri della Repubblica sarebbe stati sovvertiti e sarebbe cessato di esistere lo stato di diritto in questo Paese. Un golpe in sordina.

venerdì 6 febbraio 2009

Deluso

Il Vaticano si dice deluso dal rifiuto di Napolitano. Un motivo in più per credere che il Presidente abbia agito negli interessi della democrazia.

Il sonno della ragione

Quel sonno che ha colpito il Paese e il Governo Berlusconi a pochi minuti dal rifiuto del Presidente di controfirmare il decreto approvato dal CdM con metodi bulgari (vedi Repubblica -> 15:41).

E' molto grave che un Premier intenda cambiare la Costituzione proprio per legittimare questo tipo di decreti d'urgenza. Si andrebbe davvero verso il crollo dello stato di diritto e verso un effettivo controllo del potere giudiziario da parte del potere politico. Un atto sovversivo degno dei peggiori fascismi, attuato però con un'eleganza e una naturalezza che non permettono un efficace scuotimento dell'opinione pubblica.

Il delirio

Berlusconi: "Ogni sforzo per non farla morire. Eluana potrebbe fare figli"

Rechtsstaat addio!

Con l'approvazione del decreto Englaro si va a cancellare una sentenza passata in giudicato.
In altri termini il Governo va ad interagire con il potere giudiziario, espropriandolo, di fatto, del suo potere decisionale.
Un fatto gravissimo che rappresenterebbe la fine per l'Italia dello stato di diritto se il Presidente non dovesse respingere il decreto.