Quasi sempre, in politica, il risultato è contrario alle previsioni.
Negli ultimi due giorni ho avuto modo di discutere virtualmente (Facebook fa questo ed altro) con
Roberto e
Mattia a proposito delle ultime sconfitte elettorali.
La campagna elettorale è stata condotta bene; come dice Roberto,
se c'è stata una campagna elettorale ben fatta, forte e chiara è stata questa; però... c'è un
però. Un
però dettato da una certa superficialità nell'affrontare la società che sta cambiando, che continua a cambiare, che è già cambiata. Sembra che la cultura individualista americana abbia vinto anche qui da noi; quell'etica, che ha come unico valore il successo, ha ingerito gran parte della società italiana; un moderno Paese dei Balocchi che muta i suoi Pinocchio e Lucignolo (noi) in dei ciuchini!
Berlusconi l'ha capito fin dal '94 (in fondo è stato lui ad importare questo format negli anni '80) e ne ha approfittato, incentivando la cosiddetta
politica di pancia, che viene fin troppe volte confusa con la
politica del pragmatismo, di cui, noi, comunque non ne siamo
ancora i portatori
. Il Pd non ha saputo, infatti, sottolineare la differenza, non ha saputo cogliere alcune problematiche profonde della società italiana, che ci vede ancora come dei
parolai (sic!
).A Roma non ha vinto Alemanno, ha vinto la Paura, fomentata dall'oracolo moderno che si chiama
televisione. Da parte nostra ci siamo limitati a banalizzare e a smentire (io per primo) il problema, che, però, c'è e non è guardando altrove che si risolve. Il Governo Prodi ha lavorato molto bene su molti fronti, ma su quello dell'immigrazione e della sicurezza non ha saputo dare risposte chiare. Risulta, così, difficile comunicare ai cittadini che col Pd intendevamo ( e intendiamo ancora) cambiare direzione. Difficile spiegare anche che l'immigrazione clandestina è stata incentivata proprio da quella legge che doveva frenarla (la Bossi-Fini) e non solo dal
buonismo della Sinistra Radicale.
Berlusconi riesce ad essere apprezzato, non
nonostante, ma
soprattutto perchè insulta l'Europa, ironizza su temi importanti come quelli del precariato, fa il buffone al Parlamento Europeo o minaccia la Commissione di Bruxelles. Il mondo si è capovolto e noi non siamo stati in grado di rimetterlo in piedi, di offrire qualcosa di accattivante, risolutore e, al contempo, diverso dal
progetto Berlusconi.
Non penso che il Pd abbia fallito, ritengo solamente che il nuovo soggetto politico fosse ancora troppo giovane per poter esprimere tutte le sue potenzialità. Lo stiamo ancora costruendo e dobbiamo farlo partendo dal basso: dalla gente, dai suoi bisogni e dai suoi problemi; questa è la politica
del e
per il territorio di cui tanto si è parlato nelle ultime due settimane.
La leadership di Veltroni non va messa in discussione: il Pd che il Segretario ha presentato in questi tre mesi è il partito di cui la sinistra ha bisogno per tornare a vincere.
La prima cosa da fare, però, è trovare un'intesa comune su tutte le tematiche. Walter esponeva le idee di molti, ma non di tutti. Qualcuno era sempre pronto a mugugnare. Mugugnava perchè questa campagna elettorale ci è capitata tra capo e collo, nel momento in cui, ancora, si stavano prendendo decisioni fondamentali per il partito.
Argomentazioni come lavoro, economia, etica, rappresentanza europea, sicurezza, etc.. devono avere una risposta univoca da tutto il partito nel suo complesso.
Mi viene in mente la terribile TeoDem Binetti, il povero Ichino bistrattato dall'ala più sinistrorsa, la tematica sicurezza sopravvalutata al centro e sottovalutata dagli ex-angiussiani. Bisogna che si trovi una mediazione tra le varie correnti e l'unico capace di questo è Walter Veltroni.
Trovare queste risposte significa capire che tipo di partito stiamo costruendo. Io ho in mente un Pd socialdemocratico-liberale sul modello inglese del New Labour, ma qualcuno ancora storce il naso. Occorre una profonda, ma veloce, riflessione interna e, poi, tutti nelle strade!
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