Un mandato esplorativo. Singolare, ma è l'unica cosa che può garantire un corretta transizione dal Governo Prodi alle urne.
Oggi è la seconda giornata di consultazioni e Marini continua a ricevere i partiti più piccoli, ma quelli che più preoccupano sono Fi, An, Udc e Lega Nord, i partiti d'opposizione più forti che finora non sembrano intenzionati a dar la fiducia al Presidente del Senato.
"Cerco un consenso ampio" è il motto del ex sindacalista che non pare, dunque, intenzionato a far poggiare il suo Governo-per-le-riforme su due o tre senatori: o parte della CdL sta al compromesso o si va alle urne.
Viste come stanno le cose non c'è possibilità di evitare le elezioni anticipate ad aprile.
Berlusconi è convinto di aver già vinto, perchè dovrebbe scendere a trattare con la futura opposizione? Per il bene del Paese? Sì, ciao...
Casini e Fini hanno appiattito le loro posizioni su quelle del Cavaliere e riconoscono la sua leadership assoluta nel Centrodestra (
ricordate?), senza batter ciglio: il potere è capace di sedurre fino alla rinuncia della propria dignità, ma una certa parte della politica italiana l'ha persa da tempo, quindi non scandaliziamoci.
Bossi, dal canto suo, continua ad essere marionetta del burattinaio di Arcore e, come sempre, lancia le sue invettive apocalittiche e si rifiuta di incontrare Marini, perchè il
mandato esplorativo sarebbe solo una perdita di tempo.L'Udeur ci ha completamente abbandonato (c'era da aspettarselo) e diventa ormai scontato il salto a destra (altro che polo di Centro), previsto da tutti e dallo stesso Berlusconi.

Se il neo-Presidente è veramente intenzionato a costruire un Governo dalle larghe intese, penso ne rimarrà deluso; d'altronde però non si può fare altrimenti: un mandato di questo tipo deve contare su un accordo di entrambi i poli, così da poter collaborare per definire le linee guida delle riforme; se non ci sono questi presupposti è inutile tirare avanti ancora: andremo (tristemente) alle urne.
Il suggerimento di D'Alema ha del geniale: indire subito il referendum elettorale ad aprile e andare alle urne a giugno o a settembre.
Quest'eventualità darebbe molto filo da torcere al Centrodestra, che non potrebbe tirarsi indietro davanti a tale eventualità, che presuppone di dar la parola direttamente ai cittadini (non è il loro motto?), ma mettere l'uno contro l'altro i leader dei vari partiti.
Ricordiamo, infatti, che la Cdl annovera tra le sue fila:
1) Fini, che firmò per il referendum
2) Berlusconi, che non si è mai espresso bene su questa possibilità
3) Casini che, con la riforma elettorale, dovrebbe dire addio ad una sua possibile (ma più volte auspicata) indipendenza dal Polo
4) Bossi, che rappresenta un partito assolutamente contrario alla modifica di una legge che ha partorito un suo stesso senatore
Dal canto suo il centrosinistra avrebbe le sinistre radicali un po' sgomente, ma avrebbe anche la possibilità di ritrovare la sua identità, ricompattarsi e prepararsi alla campagna elettorale, che se fatta a marzo rischia di essere un bagno di sangue.
Il Prc, tra l'altro, non sarebbe particolarmente colpito da una certa vittoria del "sì" al referendum e si è dichiarato pronto ad affrontare tale sfida.
Purtroppo, però, sembra che il consiglio di D'Alema non sarà tenuto in considerazione, ma in caso fallisse il mandato di Marini, il centrosinistra potrebbe giocarsi questa carta che porterebbe la sfida elettorale alla pari.