giovedì 31 gennaio 2008

Bilancio previsionale

Mi è stato consegnato oggi il Bilancio previsionale. Lettura difficile e che non sarà molto approfondita viste le mie nozioni di economia aziendale molto scarse. Considerando, poi, che un bilancio comunale è molto più complesso di uno aziendale, beh... peto veniam ai cittadini, ma sarà davvero difficile comprendere tutto a fondo (e comunque noi consiglieri di circoscrizione possiamo esprimere solo un parere consultivo, quindi per quanto possa capirci, ciò che dirò avrà sempre poco peso).

Un aiuto, però, ce lo darà Roberto Scanagatti con una riunione esplicativa. Speriamo di capirci qualcosa.

mercoledì 30 gennaio 2008

M'illumino di meno

E' sempre Pippo a segnalare questa bell'iniziativa del noto programma di Radio2 Caterpillar a cui aderirà anche il Pd Lombardo.

Lex contra iustitiam?

Sarò un indovino, ma l'avevo già previsto nel 2002...

martedì 29 gennaio 2008

E dopo mesi... ecco una playlist funzionante (per il momento)

Dopo l'insuccesso tecnico di novembre della mia precedente playlist (il software Yahoo impallava tutto il blog), eccone una totalmente rinnovata (la trovate a fondo pagina).
La scoperta di questo nuovo programma di gestione di file audio (basato su tecnologia Flash Player) la devo a Pippo Civati che ha cominciato ad utilizzarlo una decina di giorni fa.

Breve storia dell'urbanistica a Monza

L'urbanistica a Monza, come in ogni città di medie-grandi dimensioni, è un argomento delicato e sempre di grande attualità, come si è potuto notare anche in questo angolo virtuale.

Gimmi Perego sul suo blog segnala la pubblicazione del nuovo capitolo de Breve storia dell'urbanistica a Monza di Pavel Romanoff su Arengario.

Ecco i link:
  1. Fine Ottocento, inizi Novecento
  2. dal Piano di ampliamento del 1910 al PRG del 1949
  3. dal PRG del 1949 a quello del 1959
  4. Il PRG Piccinato: dal '64 al '71
  5. dal PRG del '71 al Piano dei Servizi del 1980
  6. La bozza di Piano del 1985
  7. Il PRG Benevolo: dal '93 al 1997
  8. Il Rondò dei pini e la Variante generale del 2002
  9. Il PAI e alcune leggine regionali (2002-2007)
  10. Il Piano di Governo del Territorio del 2007
Grazie a Gimmi e a Pavel!


ps: aggiornerò il post via via che escono i nuovi capitoli.

domenica 27 gennaio 2008

27 gennaio 1945

Continuo a scrivere e a cancellare l'incipit di questo post: non riesco a trovarne uno che possa calzare, vista la delicatezza dell'argomento; forse perchè non riesco a comprendere a fondo le tematiche in gioco; e come potrei? Io, ventenne viziato del 2000, cresciuto in una società che, per quanto possa essere sciagurata, non conosce le mostruosità che fino a 63 anni fa erano più che ricorrenti in Europa, come potrei capire davvero?
In realtà potrei, anzi posso, proprio grazie al ricordo, alla memoria.

Fino a qualche anno fa, da stolto, mi domandavo quale fosse la necessità di istituire una giornata dedicata alla Shoah; non che fossi contrario, intendiamoci, ma non riuscivo a vedere cosa ci fosse alla base di questo bisogno.
Non capivo, non potevo capire, per quanto le mie conoscenze storiche fossero abbastanza complete. Infatti sapevo cosa fossero Dachau, Auschwitz o Mauthausen, ma nelle narici non mi era mai entrato l'odore greve del fumo nero delle ciminiere, dell'incontinenza di qualche povero diavolo che era troppo debole per continuare a lavorare in un campo o l'aria gelata del mattino.
Impossibile per uno nato 42 anni dopo? Non, non lo è.





In più di un'occasione ho avuto la possibilità di incrociare lo sguardo con chi ebbe la fortuna di scampare al massacro, proprio mentre dalla loro bocca scivolavano quelle parole pacate e tranquille, che prese una alla volta non avrebbero destato niente in nessuno, ma che messe assieme non potevano che colpire duramente gli ascoltatori, al cuore, alla testa, allo stomaco (bizzarre le parole!).
Così ho potuto vedere nei loro occhi tutto ciò che avevano vissuto in quei momenti: la tensione che precedeva una selezione, tensione che faceva battere il cuore in gola così forte che si poteva avere davvero la sensazione che il muscolo cardiaco fosse scivolato inspiegabilmente su per l'esofago, spinto da quale misterioso conato; ho potuto sentire lo scricchiolio delle loro dure brande, nelle quali ci si addormentava subito alla sera, massacrati dal duro lavoro.
Ho potuto vedere, ma anche sentire, guardando in quelle iridi stanche, sentire gli spari che ti svegliano di soprassalto nella notte, sentire le urla e la disperazione di qualcuno... chi? Qualcuno, che importa? Chi contava qualcosa in quel luogo? Erano solo numeri, numeri... nulla più.
Ed è così che ho capito, ho capito che non si può dimenticare; non si può non per vendetta o per celebrare qualche cerimonia ufficiale in più; non si può perchè quello che accadde in quei luoghi annienta l'anima di chi ha subito, di chi ha agito, di chi ha assistito e dell'intera umanità.

Non si può dimenticare perchè senza memoria quale esperienza formiamo? Si correrebbe il rischio di cadere di nuovo nel medesimo errore; e quando si parla di Shoah la caduta è violenta e la sua meta è il fondo di un profondo baratro.
Per questo dobbiamo ricordare: per non dimenticare. Non dimenticare che tutto iniziò in sordina nel 1933 e finì col massacro di 6 milioni di ebrei, omosessuali, prigionieri politici e zingari; finì senza che un solo civile tedesco sapesse cosa accadeva veramente nei campi; finì che l'ignoranza comune fece accettare i principi nazionalsocialisti, fondati sull'odio e la paura per il diverso.
Sono passati soli 63 anni, eppure tendiamo ancora a ricadere nella trappola della xenofobia e dell'odio; è inutile: l'umanità è proprio smemorata, occorrono proprio giorni come questi per rammentarle i propri errori.

Non è mai troppo tardi

E' l'ultimo film di Rob Reiner. I protagonisti sono due pietre miliari del cinema americano: Morgan Freeman e Jack Nicholson.
Ad alcuni può sembrare un filmetto di poco conto, un film-passatempo per i due grandi attori, ma non è così, perchè se lo si analizza a fondo, c'è tutto ciò che rende differente un'opera mediocre da una buona.

Non è la trama in sè però a renderlo un buon film, ma il modo in cui viene condotta la vicenda.
Si parte da due realtà, quella di Nicholson (Edward Cole), ricco ed eccentrico affarista americano, e quella di Freeman (Carter Chambers), uomo dalle umili origini che lavora come meccanico presso la sua officina.
Non è solo lo stato sociale a dividerli, però: Cole è edonista, agnostico e impulsivo, Chambers è un uomo riflessivo e fortemente credente che si è spaccato la schiena per tirar su i figli, rinunciando così, anni addietro, agli studi universitari.

L'ospedale è il luogo dove avviene l'incontro, dove due destini, che nulla hanno in comune, si intrecciano, finchè diventano l'uno inscindibile dall'altro. Da questo momento, infatti, ogni azione dell'uno diventa consequenziale e conclusiva di quella dell'altro.
L'altra catastrofè del racconto avviene quando entrambi ricevono il terribile verdetto: un anno di vita, forse meno. Proprio in quel momento Freeman decide di stracciare la già citata Bucket List (titolo originale del film), la Lista del Capolinea. Perchè? Perchè non c'è più tempo! E' Nicholson però a rinfrancare l'amico e a coinvolgerlo nella stravagante avventura in giro per il mondo, perchè non è mai troppo tardi.

Ed ecco che durante questo viaggio, le cui mete non sono di importanza rilevante, il tema della morte è ricorrente, ma sempre in modo diverso, in un'alternanza di forte ironia che sfiora la comicità ed un'alienazione struggente; a volte i due stati sono quasi indistinguibili, proprio perchè dominano i protagonisti nel medesimo tempo. Dramma e commedia interpretano lo stesso spettacolo sullo stesso palco e lasciano confuso il povero spettatore. Come potrebbe non essere confuso infatti? Il momento più felice e allegro del film è poco prima della morte di Chamber: sta per entrare in sala operatoria, le possibilità di sopravvivenza sono esigue e lui lo sa, lo sa anche Cole che è corso in ospedale per assisterlo e proprio in questo momento tragico che una battuta di Freeman scatena una risata generale, una risata travolgente mentre sullo sfondo i medici preparano la sala operatoria e permette ai due di cancellare uno degli ultimi punti della lista: ridere fino alle lacrime (ridere vs lacrime). Una realtà che è ossimoro di se stessa.
Il momento più sereno, invece, è quando i due riescono a cancellare il loro ultimo punto: scalare la montagna più alta; lo fanno dentro una scatola di caffè (perchè la parola urna è troppo triste), ormai cenere, grazie all'assistente di Nicholson, che come un novello Caronte li aveva traghettati nel loro viaggio fino al luogo finale: in cima all'Everest, in una tranquilla giornata primaverile. Ed eccoli là, insieme per sempre, a quasi 9000 metri di quota, lontani dalle preoccupazioni di questo mondo. La serenità calca la scena, eppure la morte ne è protagonista: lo spettatore non può essere che confuso.

Alla fine ci accorgiamo che i due protagonisti hanno veramente l'uno influenzato l'altro: Cole decide finalmente di andare dalla figlia per riappacificarsi dopo anni di silenzio, Chamber, dal canto suo, ha contrastato il suo antico mos vivendi, decidendo di partire per un folle viaggio insieme ad uno sconosciuto. Questo iniziale distacco dovuto alla non-conoscenza dell'altro (Todorov la sapeva lunga) viene colmato dalla stessa nera mietitrice, davanti alla quale siamo tutti uguali.

E' un film che sconvolge: nell'ottica comune si cerca di allungare la vita con cure, esami, diete, sport, etc... qui non si può, il termine è già fissato e allora la si allarga.
Quando si torna a casa da soli sulla propria auto, attraversando la scura e vuota nottata monzese di fine gennaio, il pensiero non può che correre al film appena visto e riflettere sul tema principale, che è la vita, non la morte: come si può conoscere la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore? Il pensiero della morte, che è parte della vita, calca la scena, non la morte stessa.

E così penso alla superficialità dell'uomo moderno (me incluso ovviamente), che compensa la ristrettezza della propria esistenza con la lunghezza della stessa: bilanciamo la qualità persa con la quantità, ma siamo sicuri che la proprietà commutativa valga anche per la vita?

sabato 26 gennaio 2008

Error inside

Comunicazione di servizio: Chiedo scusa ai lettori per eventuali errori ortografici che incontreranno o hanno già incontrato negli ultimi 4 giorni sul blog (dovrei averli corretti tutti) o nelle mie e-mail: una recente installazione di un pacchetto software annoverava tra le tante componenti un disgraziato correttore di testo automatico, che ancora non sono riuscito a disabilitare.
I risultati sono "a" e "anno" con l'acca o "hanno" e "ha" senza, lettere minuscole al posto di maiuscole, articoli singolari per sostantivi plurali e viceversa, verbi non coniugati, ma all'infinito e preposizioni sbagliate.

Tendo a rileggere tutto, però qualcosa mi scapperà: scusate gli errori passati e futuri!
Nel frattempo tento di sistemare 'sto cavolo di programma!

The Day After

Il titolo è abbastanza esplicativo e, ovviamente, si riferisce alla giornata di ieri. Giornata difficile e difficile è comprendere come siamo giunti a questo punto.
Il Governo era debole fin da quando si sono formate le Camere: una maggioranza garantita in Senato da sole due persone non può far dormire sonni tranquilli. Tutto, però, è accaduto all'improvviso. Dopo l'ultima crisi e le divisioni nella CdL, mai avrei pensato che saremmo piombati in questo baratro. Nel giro di dieci giorni abbiamo perso un ministro perchè inquisito (giustamente), che poi si è defilato dalla coalizione per personalismi indegni. Dieci giorni!!!
Molti paragonano la crisi del 2008 a quella del 1998, ma forse non si rendono conto che siamo in una situazione ben peggiore. Dieci anni fa fu possibile un reincarico, oggi è difficile scansare l'idea delle urne, col Porcellum. Come è possibile che Veltroni pensasse (e pensi ancora) di parlamentare con Silvio Berlusconi? Ora la frittata è fatta: il Cavaliere, machiavellicamente, cerca e mantiene patti, solo quando gli conviene: se si va alle urne la battaglia sarà dura! Unico lato positivo: possiamo solo risalire.
Il 2008 doveva essere l'anno in cui il Governo Prodi si sarebbe riscattato delle pesanti, ma necessarie imposte che hanno permesso il risanamento dei conti pubblici. Ed ecco che il Prodi II sarà ricordato non come la legislatura che ha permesso tale successo, ma come quella che ha schiacciato gli italiani sotto il peso del fisco. E' facile plasmare le menti quando le si tocca nel proprio particulare. Perchè Silvio dovrebbe volere un Governo Tecnico? Con una Cdl coesa alle spalle ha già vinto e sarà proprio il mantere vigente il Porcellum a garantirgli l'alleanza dei molti partitini necessari per la schiacciante vittoria.

Dall'altra parte chi abbiamo? Veltroni che vuole correre da solo, nonostante il Porcellum e sfida Berlusconi a seguire il suo esempio... chissà, forse questa è l'unica soluzione, anche se azzardata di scansare una sicura sconfitta... stiamo a vedere gli effetti che sortisce...

Dobbiamo prepararci a cinque anni di centrodestra? Forse. Cinque anni che colpiranno duramente la magistratura, che, in questo clima revisionista, modificheranno la 194, che legifereranno a favore dei mille berlusconiani in Parlamento (e non solo), che discrimineranno
professori come Cini o Maiani che hanno solo esercitato il loro diritto di parola e di pensiero, cinque anni che vedranno le grandi opere pubbliche tracciate solo sulla carta, cinque anni di xenofobia, di leggi contrarie allo stesso Ius Naturalis, cinque anni a mandare soldati in mezzo mondo per combattere guerre assurde (speriamo che almeno negli Us vincano i Democratici), cinque anni di insulti e imbarazzi alle istituzioni europee, cinque anni in cui l'informazione sarà ancora oppressa dai diktat della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cinque anni in cui l'ambiente e l'ecologia saranno all'ultimo posto, cinque anni di arroganze e personalismi.
Proprio per questo non dobbiamo smettere di lottare e votare Pd.

venerdì 25 gennaio 2008

No Comment

Il Senatore Cusumano dell'Udeur decide di votare la fiducia al Senato, qualcuno esprime pacatamente il suo dissenso.


giovedì 24 gennaio 2008

Il Senato nega la Fiducia

I numeri sono ancora sfavorevoli

I diniani dichiarano di voler sfiduciare il Governo, Cusumano dell'Udeur ancora non sa e Fisichella sa, ma non dice (vuol creare suspance? Manco fosse un film).

Attualmente l'aritmetica dice che Prodi cadrà.

Pallaro non c'è

Pallaro annuncia: non parteciperò a voto di fiducia

"Oggi non parteciperò al voto di fiducia in Senato" annuncia, in una nota, il senatore della circoscrizione estero Luigi Pallaro. In questo modo si abbassa il quorum per la fiducia a Prodi. "Sono e resto un indipendente. Ho sempre sostenuto che il mio compito è la difesa dei diritti degli italiani all'estero, coniugandola con l'interesse dell'Italia", sottolinea Pallaro, che conclude: "In questo difficile momento che sta attraversando il paese in crisi economica e istituzionale, non partecipo al voto per lasciare spazio alle decisioni che prenderà il capo dello Stato"

da Repubblica

Il quorum si abbassa a 160 dunque.

mercoledì 23 gennaio 2008

Verso la Fine

Inutile negarlo. Non c'è più speranza per il Governo: oggi la fiducia è passata alla Camera, ma l'impresa non era difficile, anche con l'astensione dell'Udeur. Il problema sarà domani, al Senato.

Sapendo che il Governo per andare avanti necessita del 50%+1 dei consensi facciamo due conti:

1) il centrodestra conta 156 senatori e si presuppone che tutti votino per sfiduciare il Governo
2) l'Udeur, coi suoi 3 senatori, ha dichiarato di essere uscito dalla coalizione e di essere intenzionato a sfiduciare Prodi
3) Turigliatto si esprimerà nello stesso modo e Prodi stesso lo ritiene irrecuperabile

A questo punto abbiamo 160 senatori che voteranno contro il Presidente del Consiglio, che quindi abbisogna di almeno 161 voti favorevoli; vediamo su chi si può contare:

1) 148 sono i senatori che dichiarano di voler dare un'altra possibilità al Governo (salvo sorprese)
2) 5 senatori a vita daranno il loro appoggio al Governo (Andreotti, Scalfaro, Montalcini, Cossiga e Colombo)
3) Ciampi non è sicuro, ma un po' di diplomazia potrebbe portarlo ad uniformarsi al pensiero dei colleghi
4) il settimo senatore a vita, non sarà presente in aula; sono mesi, infatti, che non entra in Senato
5) Fisichella aveva dichiarato precedentemente che non avrebbe più votato la fiducia, ma voci di Palazzo asseriscono che il senatore abbia cambiato idea
6) i 3 diniani, anche se ritengono che sia necessario andare alle urne per ridare governabilità al paese, non pensano che questo sia il momento migliore
7) Bordon e Manzione con il loro nuovo partito Unione Democratica sono ancora indecisi

Tirando le somme, ad essere ottimisti, avremo 160 senatori che voteranno la fiducia e 160 no; la legge parla chiaro: si va a casa.
Confido ancora, però, in Romano Prodi: mettere nelle mani delle Camere questa decisione non è solo un gesto democratico e coraggioso, ma anche di grande intuizione politica. Se si andrà alle urne con la stessa legge elettorale, che non può che riproporre gli stessi problemi che abbiamo avuto in questi quasi-due anni di governo, ogni singolo senatore ne sarà responsabile: forse qualcuno non vuole caricarsi questo fardello sulle proprie spalle.

Non penso, infatti, sia possibile un Governo Tecnico, non otterrebbe mai la fiducia: il suo unico fine sarebbe o arrivare ad aprile per indire il referendum (che non è una grande soluzione, ma è sempre meglio delle elezioni) oppure legiferare direttamente sul sistema elettorale.
Non è, però, nell'intenzione dei partiti da 3% fare il proprio male e le Destre scalpitano troppo per andare alla guida del Paese; in caso si vada alle urne la vittoria è una meta difficile, viste le intenzioni di Veltroni di correre da soli (visto il Porcellum).

Se domani il Senato sfiducerà Prodi, prepariamoci ad una campagna elettorale difficile.

Città possibili 4.1: il programma

Pippo segnala anche il programma di Città Possibili 4.1

Città Possibili 4.1

Pippo Civati mi avverte che la splendida iniziativa Città Possibili, giunta alla sua quarta edizione, si terrà tra pochi giorni.

Dopo un anno di pausa, torna il Festival delle Città possibili, giunto alla sua quarta edizione. Quest'anno la rassegna sarà dedicata alla cultura come motore di sviluppo delle comunità e dei territori. E non si tratterà più di un solo appuntamento, ma di più momenti che ci accompagneranno nel corso di tutto l'anno. Il primo, l'appuntamento con le Città possibili 4.1, si terrà a Vimercate, presso Villa Gussi, sabato 2 febbraio, dalle ore 10 alle 18. La mattinata sarà dedicata alle buone pratiche: Mantova e la sfida per il riconoscimento della città presso l'Unesco; Brescia e la sua 'rinascenza'; Venaria e il sistema delle regge sabaude; il sistema culturale di Trento e Rovereto. Interverranno Fiorenza Brioni, sindaco di Mantova, Paolo Corsini, sindaco di Brescia, Gianni Oliva, assessore alla cultura della Regione Piemonte, Donata Loss, consigliere d'amministrazione dell'Università di Trento. Nel pomeriggio ci occuperemo di Brianza, con la partecipazione di AreaOdeon, Binario 7, Casa della Cultura di Monza e Brianza, Circolo culturale Antonio Banfi, PoesiaPresente, Sophia e altri soggetti culturali che operano sul nostro territorio. Un appuntamento importante per confrontare le buone pratiche e per discuterne con i protagonisti dell'iniziativa culturale in Brianza. L'iniziativa è promossa dal neonato gruppo consiliare del PD. Vi aspettiamo.

lunedì 21 gennaio 2008

36.000... 5.000...

Sto dando i numeri? Sì, i numeri vergognosi che ha approvato la commissione edilizia lo scorso 8 gennaio, con unico voto contrario dell'ex Assessore all'Ambiente Michele Erba del Pd.
Numeri che restituiscono ai proprietari dell'ecomostro del Rondò dei Pini 36.000 mc e 5.000 mq di superficie di vendita.
Approvato con la Giunta Colombo, il progetto prevedeva un complesso con una torre di 11 piani e, solo dopo un lungo bracciodiferro con l'Amministrazione Faglia, nel 2004 aveva rinunciato alle cubature sopraccitate, appellandosi però al Tar, che diede ragione al Comune, in quanto quei volumi non potevano essere adottati viste le vicine abitazioni, i cui proprietari non apprezzano la costruzione del nuovo complesso.
Si attendeva a giorni l'appello del Consiglio di Stato, a cui erano ricorsi i finanziatori del nuovo Centro Commerciale e la Commissione ha depennato le modifiche del 2004 provocando il ritiro del ricorso, proprio prima dell'ennesima sentenza a favore della Giunta precedente.
Un atto vergognoso che iniziò a colare cemento fin dai tempi della Giunta Colombo su un'area adibita a pascolo.
Il Sindaco Mariani ha motivato la decisione con la necessità di sbloccare le opere pubbliche, verde, parcheggi e viabilità, connesse alla costruzione del complesso che include anche uffici e un albergo. Anche il progetto è stato modificato e al posto della torre verrà realizzato un edificio pià basso a gradoni.
Ci sarà parecchio da spiegare, anche l'improvviso voltafaccia della Lega, che in passato si oppose duramente al progetto.


domenica 20 gennaio 2008

Chiuso!



Torno adesso dalla Biblioteca del Parco, che ha sede nella splendida villa settecentesca del Mirabello.
Tra una cosa e l'altra ci si mette un po' ad arrivare: passo a prendere un'amica, imbocco Viale Brianza, parcheggio a Vedano e poi una bella passeggiata nel Parco (purtroppo con la nebbia) ed eccoci giunti alla meta! Peccato che il luogo in cui pensavo di passare il pomeriggio per studiare in vista dei prossimi esami è chiuso!!!
Al momento penso "avrò sbagliato a leggere", ma anche i miei due compagni di disavventura sono basiti, perchè convinti anch'essi di aver visto sul sito della Brianza Biblioteche che l'apertura domenicale fosse dalle 14 alle 18 e il sospetto comincia ad insinuarsi nella mia mente.

Arrivato a casa ovviamente controllo sul sito, e con stupore noto che effettivamente l'orario di apertura è il seguente:

Lunedì chiusa
Martedì 16.00-18.00
Mercoledì 16.00-18.00
Giovedì 10.00-12.00
16.00-18.00
Venerdì chiusa
Sabato 14.00-18.00
Domenica 14.00-18.00

Dunque non siamo tre visionari, ma qualche errore effettivamente c'è. E' vero, è una sciocchezza, ma anche l'ennesima che mi deprime ogniqualvolta penso al servizio bibliotecario cittadino.

A Monza abbiamo solo una biblioteca che ha un'apertura domenicale, e già questo basterebbe per definire il servizio come non-buono, se poi questa Biblioteca, che già non si trova in un posto facilmente raggiungibile, cambia gli orari senza segnalarlo allora il servizio comincia a divenire scadente.
Se mettiamo nel calderone anche i limitati orari di apertura degli spazi studio monzesi, ci accorgiamo di avere un cattivo sistema Bibliotecario.
La Biblioteca Civica viene chiusa tutti i giorni alle 18:30 ad eccezione del giovedì che arriva fino alle 22, così come la Nei che, in aggiunta, non fa orario continuato, perchè è la Civica l'eccezione che garantisce continuità tra mattina e pomeriggio.
San Rocco, Triante e Cederna con le loro otto ore per cinque giorni di apertura su sei difendono bene il loro nome di Biblioteche di quartiere, ma rimangono pur sempre dei luoghi abbastanza angusti.
La Parco non è pervenuta: è chiusa per due giorni e fa quasi sempre mezza giornata.

A rompere le scatole ci si mettono anche le regole: avete presente i due piani rialzati della Civica? Uno è adibito a spazio studio, l'altro alla consultazione dei quotidiani; ieri la biblioteca aveva una densità pari a quella di Rio durante il Carnevale, ma quel soppalco era vuoto, perchè non atto a zona studio, eppure c'erano diversi tavoli e luci per leggere, però, poichè era uno spazio riservato alla consultazione dei quotidiani, non era occupabile, anche se in quel momento a consultare i quotidiani non c'era nessuno; per inciso: sono stato cacciato in malo modo dai gestori per essermi seduto ingenuamente al tavolo di consultazione.

Il servizio internet è ancora a pagamento e la biblioteca non dispone neanche di una rete Wifi.

La Giunta Faglia aveva iniziato delle opere di ammodernamento che sono andate a finire nel dimenticatoio da giugno in poi.

Questo è il servizio che si dà agli studenti in una città che fra poco più di un anno sarà Capoluogo di Provincia, ad una città che ha già un polo universitario e che intende ampliarlo.

Complimenti!

sabato 19 gennaio 2008

Nascono i Circoli del Pd Lombardia

Il 26 Gennaio 2008 in tutti i Comuni della provincia di Monza e Brianza si voterà per eleggere i Coordinamenti dei Circoli e le quote aggiuntive del Coordinamento Provinciale del Partito Democratico.

Tutti possono votare e candidarsi (previo avviso).

Tutte le informazioni le trovate qui.

venerdì 18 gennaio 2008

L'altra intolleranza contro Maiani al Cnr

Da il Sole24ore, articolo di Alessandro Schiesaro:

Cominciata male e finita peggio, la vicenda della mancata visita del Papa alla Sapienza di Roma rischia di produrre effetti nefasti a catena.
Non sarà facile per la Sapienza, e per l`università italia na in generale, risollevarsi presto dall`ondata di critiche di questi giorni, anche. quelle (non sono poche) pregiudiziali e tendenziose. Il rischio è ora quello di vistosi passi indietro nel processo che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe fare di un`università rinnovata il cuore dello sviluppo del Paese, il vero motore di quell`economia della conoscenza più invocata a parole che costruita coi fatti. La situazione di partenza non era incoraggiante. In Italia le università finiscono sui giornali più che altro per scandali, veri o presunti; giocano nell`immaginario collettivo un ruolo infinitamente più limitato di quanto non facciano nei Paesi in cui restano luogo di aggregazione privilegiato, rito di passaggio fondamentale, vera svolta nella vita dell`individuo e insieme tesoro nazionale. Soprattutto non sono mai state, e continuano a non essere, al centro della politica, né per la quantità degli investimenti che attraggono, né per la qualità delle atten- zioni che le vengono dedicate. Continua a mancare una strategia-Paese di ampio respiro e largamente condivisa, cioè in grado di svilupparsi per più anni in modo sostanzialmente coerente anche al mutare delle maggioranze politiche. I governi ereditano piuttosto l`uno dall`altro il vizio delle erogazioni ad hoc e ad hominem, le prebende ai favoriti di turno slegate da ogni logica e ogni programmazione. E il divario rispetto ai nostri partners europei si fa ogni giorno più vistoso. . Tra i non molti segnali positivi degli ultimi tempi il più importante, insieme al varo dell`Agenzia per la valutazione, è stato senza dubbio il metodo adottato per scegliere il nuovo presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Per la prima volta la selezione ha seguito,i canoni della miglior prassi internazionale. In= vece di un manipolo di soliti noti, sono stati presi in considerazione più di 40 candidati, ma soprattutto il ministro ha rinunciato a decidere motu proprio, cioè a operare una scelta puramente politica, àffidando piuttosto a un comitato di dieci personalità italiane e straniere di prestigio indiscusso il compito di individuare una terna di idonei. Fra i tre, tutti studiosi di altissimo valore, il ministro Mussi ha infine nominato Luciano Maiani, un fisico di fama mondiale già direttore del Cern a Ginevra e dell`Infn. Specialmente dopo le polemiche che avevano investito i vertici del Cnr nel passato recente, sia il metodo seguito sia la scelta del vincitore hanno raccolto amplissimi consensi in Italia e all`estero, al punto da far prevedere una pronta e unanime ratifica parlamentare. Ora anche questa svolta positiva è a rischio. Maiani, che insegna in Sapienza, è infatti uno dei 67 firmatari della lettera in cui si criticava l`idea di far tenere al l`apa una lezione magistrale. Lettera al rettore che risale al 21 novembre, ma tardivamente promossa a pretesto per una bufera senza fine, e adesso sufficiente a far sciogliere come neve al sole.le credenziali liberal di alcuni esponenti politici: in poche ore le critiche per la "censura" al Papa si sono trasformate nella richiesta di una lista di proscrizione per 167 reprobi, a cominciare proprio da Maiani. Alcuni gridano addirittura al complotto, tirando in ballo non solo il ministro Mussi, ma lo stesso metodo del search committee, il "comitato di esperti" dietro il quale intravvedono cabale e "diaboliche coincidenze". È davvero molto grave che il semplice fatto di aver espresso in forme legittime e democratiche un parere su una scelta compiuta dalla.propria università venga ora ac- campato come pretesto per una vera e propria epurazione preventiva. Ma è altrettanto chiaro che dietro a queste polemiché pretestuose stanno rialzando il capo alcune vecchie clientele che non amano né la trasparenza della selezione internazionale, né la scelta di un presidente autorevole, e indipendente non solo per carattere e,cultura, ma anche per il metodo con cui è stato scelto: un metodo che anziché venir criticato dovrebbe anzi essere promosso, e rapidamente, a prassi costante dell`amministrazione pubblica magari proprio a partire dai concorsi universitari. Non esiste infatti altro modo per dar spazio al merito„ convincere studiosi di ogni età e ogni Paese che le possibilità di successo non sono legate ad oscure alchimie accademiche e politiche ma al valore dei propri studi: Le polemiche sulla ratifica di Maiani tradiscono una nostalgia per lo status quo che traspare anche in alcune proposte di legge sull`università di cui si dibatte in questi giorni: è uno status quo che ci allontana ogni giorno di più dagli standard internazionali, ma rassicura chi teme.di perdere posizione se la competizione si fa aperta e oggettiva. Respingere questi pericolosi segnali di intollleranza contribuirebbe anche,a sostenere il non facile cammino verso un`università più libera e più attenta al merito.
LA NOMINA 111 MUSSI UNIVERSITÀ E STATUS QUO Il fisico selezionato Dietro le critiche per la presidenza Cnr sulla nomina c`è era tra i firmatari chi non ama il metodo della lettera contro di selezione all`insegna l`invito al Pontefice di trasparenza e merito

Mastella Out

Dopo quel che è seguito, non posso che condividere la scelta di Mastella di rassegnare le dimissioni. Non c'era altro da fare, avvisi di garanzia e arresti sono piovuti su di lui e su tutte le dirigenze dell'Udeur. Ricorda molto tangentopoli, un po' più in piccolo, ma ricorda tanto quel periodo: è da tempo che non si vedeva crollare un intero partito sotto i colpi delle accuse di corruzione.

Devo esprimere ancora una volta il mio sostegno alla magistratura, che di nuovo è stata attaccata duramente solo per aver proceduto contro autorevoli membri della politica italiana, la moda Berlusconi&Toghe-Rosse sta contagiando ogni organismo politico, organismi che non fanno altro che attaccare i servitori dello stato per evitare condanne a loro carico.
Il profondo risanamento della magistratura auspicato da Berlusconi mi terrorizza, perchè se permettiamo alla politica di amministrare direttamente la Giustizia, allora la democrazia e il regime liberale, fondati sulla tripartizione del potere, sono davvero morti.

giovedì 17 gennaio 2008

« Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi »

E' sempre Pippo Civati a segnalare sul suo blog questo vergognoso servizio dedicato a Galileo messo in onda dal Tg2. Alla base la provocazione di Feyerabend, attraverso la lettura del 1990 dell'allora Cardinale Ratzinger.

mercoledì 16 gennaio 2008

Papa - La Sapienza

L'episodio degli ultimi giorni ha gettato nel caos più totale la Capitale: in vista dell'inaugurazione dell'Anno Accademico de La Sapienza di Roma, il Rettore Renato Guarini aveva deciso di invitare il Pontefice Benedetto XVI alla celebrazione; la cosa ha destato diversi malumori tra alcuni professori e studenti per via di alcune dichiarazioni dell'ex Cardinale Ratzinger sulla figura di Galileo.

Dopo le proteste, il Pontefice ha optato per una scelta, che oggettivamente è da definire saggia dal punto di vista politico: ha declinato gentilmente l'invito, attirandosi ancora più simpatie di quante ne avrebbe avute in caso di partecipazione.

Questo è il sunto di ciò che è accaduto; ora approfondiamo la questione e analiziamo i dettagli.

Quando ai primi di novembre Il Rettore Guarini decise di invitare il Pontefice e non il Ministro dell'Università Mussi, il Prof Marcello Cini fece recapitare la seguente lettera al Prof Guarini (è un po' lunga, ma è necessario leggerla):

Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico.

Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali.

Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo.

Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia.

Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.Ha tuttavia cambiato strategia.
Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini


Ovviamente l'eminente professore non venne ascoltato e il Rettore proseguì sulla sua strada.
Così arriviamo a gennaio ed ecco la petizione, firmata da 67 docenti (ma sostenuta da qualche centinaio), che garbatamente chiede l'annullamento dell'incontro.

Anche di questa riporto il testo:

Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato».

A seguito di quest'ultimo documento è scoppiato il putiferio: da una parte i professori firmatari insieme a molti studenti dei collettivi universitari, dall'altra invece il mondo cattolico, rappresentato maggiormente da Comunione e Liberazione.

Dopo giorni di caos, in cui i giornalisti hanno scritto di tutto e tutto è stato strumentalizzato dall'una e dall'altra parte, alla fine il Papa ha deciso saggiamente di non partecipare all'incontro.
Il problema non si è però risolto, perchè secondo l'ala cattolica si è proceduto in modo antiliberale e molti politici (destra & sinistra) hanno attaccato duramente i razionalisti de La Sapienza.

Penso di aver narrato in modo corretto i fatti, senza essermi fatto trasportare dal pensiero personale al riguardo; ora però tiro le mie conclusioni, due conclusioni diverse, una breve e una molto più lunga.

1

Politicamente...

L'atteggiamento dell'Università è fortemente disprezzabile, lamentavo circa un mese fa il mancato ricevimento del Dalai Lama da parte di Letizia Moratti, qui siamo quasi sullo stesso piano, inoltre si è data la possibilità ai filocattolici di attaccare indiscriminatamente i non-credenti (di cui faccio tristemente parte), la comunità scientifica e le sinistre radicali . Il mondo intero ci ha guardato e ci ha disprezzato.
In Italia tutti hanno diritto di parola, papisti e Papi inclusi, negare questo principio è negare l'essenza stessa della nostra democrazia.

2

Però...

A mio avviso, però, il dialogo presuppone che entrambe le parti siano disponibili ad influenzarsi reciprocamente, cambiando anche le proprie posizioni e mettendosi in discussione, cosa che un rappresentante del Cattolicesimo, come il Papa, non può fare su alcune tematiche, perchè crollerebbe lo stesso senso di dogma e di credo. Non vale solo per il cristianesimo, ma per tutte le Verità Rivelate, che essendo tali non mettono in discussione se stesse. E' implicita dunque l'impossibilità al dialogo, che non è paventata solo da alcuni perchè Ratzinger è Ratzinger ed è un terribile conservatore, ma perchè è intriseca allo stesso credo cristiano.

Nella scienza non c'è nulla di politicizzato, non c'è politica nella lettera del Prof. Cini, c'è solo stupore per un'incongruenza di dimensioni cosmiche.
La scienza e la religione sono slegate fin da quando lo disse il povero Sig. Galilei.
La Chiesa cattolica tenta invano un confonto (perchè poi?), che può essere solo uno scontro: la metologia di analisi e di indagine che utilizza la scienza non è paragonabile a quella cattolica anche nella ricerca dell'esistenza di Dio (pensiamo a Godel o ad Einstein: arrivano ad alcune conclusioni che non differiscono da quelle cristiane, ma il metodo di ricerca è competamente diverso).

Fondamentalmente la visione cristiana è ancora troppo vicina a quella al credo ut intelligam, intelligo ut credam agostiniano, che prevede di credere nella tesi prima che essa venga dimostrata.

Insomma per quanto ne dica San Tommaso, Ragione e Fede non possono andar d'accordo, in un uomo ci possono essere entrambe, ma devono essere ben distinte. Quindi per quale motivo il prof. Ratzinger dovrebbe partecipare all'inaugurazione dell'AA di un'università? Dibattito non ci può essere, si trincererebbe dietro le sue posizioni e di contro lo farebbero anche il pubblico.

Se ci pensiamo anche la nostra Costituzione prevede qualcosa di simile per chi nella storia ha adottato comportamenti che definiamo antidemocratici, in quanto non disponibili al dialogo:

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
(XII disposizione finale)

La disponibilità al dialogo, insomma, è garantita a chi la garantisce, per il semplice motivo che è lui stesso a precludersi la possibilità del confronto.

Quindi, senza andare nelle sterili polemiche "La Chiesa inquisì Galileo, bruciò Bruno e Ratzinger porta la sottana", è inutile continuare a sostenere il confronto Ragione &
Religione. E' un'incongruenza, come l'ha definita il Prof. Cini. Piantiamola lì: ognuno a casa sua.

Noi Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza, la Chiesa credit ut intelligat, intelligit ut credat.

Ponzoni & Sias

Mi arriva un'e-mail da Pippo Civati che segnala un argomento già accennato in questo blog, ma non approfondito, ovvero Ponzoni e la Sias.

Good bye, Mastella?

Notizia dell'ultim'ora (o quasi): Mastella annuncia il desiderio di dare le dimissioni dopo il provvedimento di arresti domiciliari nei confronti della moglie e spara a zero sulla magistratura. Prima di esprimere un'opinione, aspetto di vederci più chiaro.


martedì 15 gennaio 2008

Attacchi al Parco atto II

Il Comitato Parco Cederna invita tutti i cittadini a mandare una petizione per salvare il Parco dagli abominii che si vogliono compiere nei prossimi anni.

Ecco il testo

Al Sindaco di Monza –

e p.c.:


Al Sindaco di Milano

All’Assessore all'Educazione, Parchi e Villa reale

Al Presidente della Giunta Regionale della Regione Lombardia


All’Assessore all’Ambiente della Regione Lombardia


All’Assessore alla Provincia di Monza e Brianza


Al Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali

Al Presidente del Parco della Valle del Lambro


Al Comitato per il Parco



sindaco@comune.monza.mi.it

sindaco.moratti@comune.milano.it, assessore.educazioneeparchi@comune.monza.mi.it, servizio_posta@regione.lombardia.it,
assessore.croci@comune.milano.it,
m.caratti@provincia.milano.it,
info@lombardia.beniculturali.it,
presidente@parcovallelambro.it,
info@parcomonza.org




Dalla stampa e da interviste rilasciate da Lei e dall’Assessore al Parco apprendiamo che:


· La Regione Lombardia ha destinato 1 milione e 700 mila euro per finanziare la Sias, una società dell’ACI Milano, per la realizzazione di un centro di guida sicura nel Parco, in un’area prospiciente il Roccolo – recentemente restaurato a cura di uno sponsor privato su iniziativa del Comitato per il Parco A.Cederna – e la Gerascia, due degli ambienti naturali e storici più preziosi del Parco. La Gerascia, splendido prato rifugio di molte specie faunistiche, potrebbe essere asfaltata e messa a disposizione dell’autodromo.

· La Giunta Mariani – senza discussione in Consiglio Comunale - ha approvato una delibera che rinnova alla Sias fino al 2026 la concessione per la gestione dell'autodromo in cambio di un canone di locazione ridicolo: 800 mila euro.


· Si sta discutendo il progetto dell’architetto Botta di uno stadio della F1 per ospitare 110.000 persone.

· Si sta discutendo la costruzione di due piste aggiuntive che dovrebbero correre parallele al circuito – una interna alla concessione e l’altra esterna. L’unica funzione sarebbe quella di rendere più agevole l’accesso alla pista.

In un momento in cui la salvaguardia dell’ambiente sta diventando un valore universalmente condiviso, ritengo che l’indirizzo da voi adottato vada nella direzione opposta.

Manifesto pertanto la mia totale contrarietà a queste scelte che di fatto compromettono il patrimonio storico e naturalistico rappresentato dal Parco di Monza.

lunedì 14 gennaio 2008

Attacchi al Parco

Secondo le ultime dichiarazioni del Sindaco e dell'Assessore Maffè, la Regione Lombardia ha destinato 1.690.000 euro alla Sias per la realizzazione di un centro di guida sicura all'interno del Parco di Monza.

Apprendo dal giornale on line Arengario che i luoghi destinati a tale attività dovrebbero essere una, l'area limitrofa al Roccolo e l'altra, la Gerascia, che il Comitato Parco Cederna definisce ambienti naturali e storici più preziosi del Parco.
Insomma una bella colata di cemento e asfalto su un'area di interesse naturalistico e culturale. Così la Regione trasforma un'ottima iniziativa (il centro di guida sicura) nel peggiore degli abusi paesaggistici e faunistici.

Non è finita qua: l'ultima delibera di Giunta (non discussa in Consiglio) rinnova alla Sias la concessione di gestione dell'Autodromo per altri 19 anni (fino al 2026) ad un canone veramente imbarazzante: 800.000 euro.
Inoltre per migliorare le condizioni attuali dell'Autodromo, che non ha nessuna caratteristica definibile "moderna" (in quale altro parco, infatti, si svolgono corse automobilistiche?), si stanno valutando il progetto di ampliamento dello stadio di F1 per ospitare fino a 110.000 persone e la costruzione di due piste aggiuntive per facilitare l'ingresso nel circuito.
Le famose sopraelevate, che ormai cadono a pezzi, non verranno abbattute, ma restaurate; io mi domando cosa ce ne facciamo di tutte quelle tonnellate di cemento armato: se davvero sono da considerare un pezzo di storia monzese, teniamone solo una parte (a Berlino il Muro l'hanno abbattuto quasi integralmente, ne han lasciato su solo qualche decina di metri).

Così mentre in tutt'Europa si va verso la valorizzazione del verde pubblico, a Monza si torna indietro, con concessioni di durata mai vista (19 anni!!!) e valorizzazione di vecchi e nuovi ecomostri, il tutto senza portare il dibattito in Consiglio Comunale.

Ps

Ulteriore perplessità: Come è possibile che l'Assessore Ponzoni, membro del CdA della società, possa veicolare tranquillamente l'1.690.000 euro per il centro? In tutta onestà mi domando come possa fare contemporaneamente gli interessi della Regione e dell'azienda di cui è amministratore. E' strano, no?

Per altre info:

http://www.parcomonza.org/italiano/italiano05.htm
http://civati.splinder.com/post/15481795#15481795

http://gimmiperego.blogspot.com/2008/01/attacchi-al-parco.html#links
http://gimmiperego.blogspot.com/2008/01/attacchi-al-parco-2.html#links

sabato 12 gennaio 2008

Monza Trasporti

Vi segnalo un sito, gestito da un mio vecchio amico del Liceo sulla viabilità monzese.
E' decisamente utile per tutti coloro che si muovono in Brianza, in quanto è il primo che vedo così dettagliato.


mercoledì 9 gennaio 2008

L’intervista mai fatta a Beppe Grillo

Ringrazio Morris Barattini, mio caro amico e collega consigliere della Circoscrizione 1, per avermi segnalato il seguente post di Alessandro Gilioli sul blog d'autore de L'Espresso.

Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.

Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.

Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.

Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.

Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.

Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».

Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.

Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.

«Mah», dice lui, «non so, io non dò il mio meglio in queste cose».

Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».

Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.

Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Gli mando il tutto con una bella mail.

Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.

Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.

Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.

Niente.

Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».

Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.

Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.

Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.

Ps. Il direttore di Internazionale mi corregge precisando che il suo giornale non prende provvigioni. Chiedo scusa per l’inesattezza.

Non nego che quando Grillo dichiarò le sue intenzioni riguardo al V-Day, non riuscii a biasimarlo, anzi ero anche abbastanza d'accordo sulla questione: le tematiche che affrontava erano di fondamentale importanza. Poi, però, dopo l'8 settembre, ho capito che il cambiamento tanto auspicato da Grillo non presuppone nessun dialogo tra le parti: esistono la Casta e i Grillini, la prima è da cacciare, i secondi da lodare; a capo di questi c'è lui, l'idolo delle masse, qualunquista e populista più che mai, capace solo di confrontarsi col proprio specchio, di far politica attraverso un blog o da un palco, dove nessuno puo controbattere. Non esistono gli interlocutori, ma solo le sue apocalittiche parole. Dov'è allora la democrazia di cui tanto parla?

martedì 8 gennaio 2008

500 euro contro la 194

La 194 torna alla ribalta e in questo clima revisionista l'interruzione di gravidanza viene equiparata alla pena di morte (???) e così, mentre ci si organizza per moratorie di vario genere, all'Assessor Carugo viene una splendida idea: 500 euro mensili per il primo anno di vita del nascituro per le monzesi che scelgono di non abortire.

Oltre alla cifra ridicola con cui verrebbero retribuite le potenziali partorienti, devo ravvisare una forte mancanza di rispetto dell'Assessore nei confronti di quelle madri che scelgono (non certo con leggerezza) di ricorrere all'aborto: come fa un noto medico-chirurgo milanese, tesserato Cl e con 6 figli, a mercanteggiare così abilmente con una vita, come può pensare che una donna ricorra all'interruzione di gravidanza per una motivazione unicamente economica (piccolo excursus: non è che in questo clima leghista-xenofobo-filocelta si proporrà di escludere le extracomunitarie da tale "beneficio", vero?).

Il nostro Assessore alle Politiche Sociali, oltre a dimostrare una totale e inaspettata insensibilità, si dimostra totalmente impreparato nel campo che sarebbe di sua competenza: come può ritenere che si ricorrà all'aborto solo per questioni economiche? Come può tenere un atteggiamento così superficiale?

Presenterò sicuramente un documento per denunciare tale comportamento nel prossimo Consiglio Circoscrizionale.

sabato 5 gennaio 2008

Obama Wins Iowa

Barack Obama è stato dichiarato vincitore delle Primarie Democratiche nello stato dell'Iowa. La marcia è ancora lunga, ma centinaia di migliaia di americani hanno dato appoggio ad un leader che crede nel cambiamento della politica statunitense, che volti finalmente pagina dopo la scellerata amministrazione Bush.
Con pochi imperativi Obama s'è conquistato l'appoggio di gran parte della società civile, anche fuori dagli US: via i soldati dall'Iraq, servizio sanitario gratuito, più attenzione alle problematiche ambientali e stop ai regali fiscali alle grosse multinazionali.
Valori in cui un tempo credeva anche la Sfidante Hillary, ma per i quali ha smesso di lottare da tempo, omologandosi al sistema (vedi sanità pubblica).



"I'm asking you to believe. Not just in my ability to bring about real change in Washington... I'm asking you to believe in yours..."

GO OBAMA!

mercoledì 2 gennaio 2008

Il Giornale che Vorrei

Mi segnala Antonio Cornacchia, noto Art Designer monzese, che purtroppo non conosco di persona, l'apertura di questo nuovo blog, finalizzato a dibattere insieme sull'apertura di un nuovo giornale a Monza: quale deve essere la struttura? Come deve essere gestita l'informazione? Il target-obbiettivo?

martedì 1 gennaio 2008

Buon Anno!

Tanti auguri di Felice Anno Nuovo ai (pochi) lettori (casuali) di questo blog!