L'episodio degli ultimi giorni ha gettato nel caos più totale la Capitale: in vista dell'inaugurazione dell'Anno Accademico de La Sapienza di Roma, il Rettore Renato Guarini aveva deciso di invitare il Pontefice Benedetto XVI alla celebrazione; la cosa ha destato diversi malumori tra alcuni professori e studenti per via di alcune dichiarazioni dell'ex Cardinale Ratzinger sulla figura di Galileo.
Dopo le proteste, il Pontefice ha optato per una scelta, che oggettivamente è da definire saggia dal punto di vista politico: ha declinato gentilmente l'invito, attirandosi ancora più simpatie di quante ne avrebbe avute in caso di partecipazione.
Questo è il sunto di ciò che è accaduto; ora approfondiamo la questione e analiziamo i dettagli.
Quando ai primi di novembre Il Rettore Guarini decise di invitare il Pontefice e non il Ministro dell'Università Mussi, il Prof Marcello Cini fece recapitare la seguente lettera al Prof Guarini (è un po' lunga, ma è necessario leggerla):
Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico.Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali.Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo.Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia.Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.Ha tuttavia cambiato strategia.Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze. Marcello Cini

Ovviamente l'eminente professore non venne ascoltato e il Rettore proseguì sulla sua strada.
Così arriviamo a gennaio ed ecco la petizione, firmata da 67 docenti (ma sostenuta da qualche centinaio), che garbatamente chiede l'annullamento dell'incontro.
Anche di questa riporto il testo:
Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato».
A seguito di quest'ultimo documento è scoppiato il putiferio: da una parte i professori firmatari insieme a molti studenti dei collettivi universitari, dall'altra invece il mondo cattolico, rappresentato maggiormente da Comunione e Liberazione.
Dopo giorni di caos, in cui i giornalisti hanno scritto di tutto e tutto è stato strumentalizzato dall'una e dall'altra parte, alla fine il Papa ha deciso saggiamente di non partecipare all'incontro.
Il problema non si è però risolto, perchè secondo l'ala cattolica si è proceduto in modo antiliberale e molti politici (destra & sinistra) hanno attaccato duramente i razionalisti de La Sapienza.
Penso di aver narrato in modo corretto i fatti, senza essermi fatto trasportare dal pensiero personale al riguardo; ora però tiro le mie conclusioni, due conclusioni diverse, una breve e una molto più lunga.

1
Politicamente...
L'atteggiamento dell'Università è fortemente disprezzabile, lamentavo circa un mese fa il mancato ricevimento del Dalai Lama da parte di Letizia Moratti, qui siamo quasi sullo stesso piano, inoltre si è data la possibilità ai filocattolici di attaccare indiscriminatamente i non-credenti (di cui faccio tristemente parte), la comunità scientifica e le sinistre radicali . Il mondo intero ci ha guardato e ci ha disprezzato.
In Italia tutti hanno diritto di parola, papisti e Papi inclusi, negare questo principio è negare l'essenza stessa della nostra democrazia.
2
Però...
A mio avviso, però, il dialogo presuppone che entrambe le parti siano disponibili ad influenzarsi reciprocamente, cambiando anche le proprie posizioni e mettendosi in discussione, cosa che un rappresentante del Cattolicesimo, come il Papa, non può fare su alcune tematiche, perchè crollerebbe lo stesso senso di dogma e di credo. Non vale solo per il cristianesimo, ma per tutte le Verità Rivelate, che essendo tali non mettono in discussione se stesse. E' implicita dunque l'impossibilità al dialogo, che non è paventata solo da alcuni perchè Ratzinger è Ratzinger ed è un terribile conservatore, ma perchè è intriseca allo stesso credo cristiano.
Nella scienza non c'è nulla di politicizzato, non c'è politica nella lettera del Prof. Cini, c'è solo stupore per un'incongruenza di dimensioni cosmiche.
La scienza e la religione sono slegate fin da quando lo disse il povero Sig. Galilei.
La Chiesa cattolica tenta invano un confonto (perchè poi?), che può essere solo uno scontro: la metologia di analisi e di indagine che utilizza la scienza non è paragonabile a quella cattolica anche nella ricerca dell'esistenza di Dio (pensiamo a Godel o ad Einstein: arrivano ad alcune conclusioni che non differiscono da quelle cristiane, ma il metodo di ricerca è competamente diverso).
Fondamentalmente la visione cristiana è ancora troppo vicina a quella al
credo ut intelligam, intelligo ut credam agostiniano, che prevede di credere nella tesi prima che essa venga dimostrata.
Insomma per quanto ne dica San Tommaso, Ragione e Fede non possono andar d'accordo, in un uomo ci possono essere entrambe, ma devono essere ben distinte. Quindi per quale motivo il prof. Ratzinger dovrebbe partecipare all'inaugurazione dell'AA di un'università? Dibattito non ci può essere, si trincererebbe dietro le sue posizioni e di contro lo farebbero anche il pubblico.
Se ci pensiamo anche la nostra Costituzione prevede qualcosa di simile per chi nella storia ha adottato comportamenti che definiamo
antidemocratici, in quanto non disponibili al dialogo:
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
(XII disposizione finale)
La disponibilità al dialogo, insomma, è garantita a chi la garantisce, per il semplice motivo che è lui stesso a precludersi la possibilità del confronto.
Quindi, senza andare nelle sterili polemiche "La Chiesa inquisì Galileo, bruciò Bruno e Ratzinger porta la sottana", è inutile continuare a sostenere il confronto Ragione &
Religione. E' un'incongruenza, come l'ha definita il Prof. Cini. Piantiamola lì: ognuno a casa sua.
Noi
Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza, la Chiesa credit ut intelligat, intelligit ut credat.Etichette: Politics, Scienza