Sabato, come altri 500 e passa democratici, mi sono recato al Lingotto di Torino. Perché? Perchè sapevo che lì avrei ritrovato quell’immagine del Partito democratico che avevo quasi disimparato a sognare.
Così è stato. Si è parlato di tutto: dall’omofobia alla crisi, dalla misoginia imperante alla laicità dello stato, dalla struttura partito alla credibilità perduta in questi mesi.
Tutto molto bello, molto giusto e molto condivisibile. Mi domando, però, cosa siano servite quelle sei-sette ore dentro quella sala: la platea di più di cinquecento persone era entusiasta dei relatori succedutisi sul palco, così entusiasta che si aspettava inevitabilmente qualcosa, qualcosa che, però, non c'è stato: una nuova candidatura.
Se quelle parole, infatti, non verranno condensate in un programma, ma soprattutto in una candidatura alternativa a quelle di Bersani e di Franceschini, la giornata di sabato, che definisco come “una delle migliori per il Partito democratico”, si svuoterebbe completamente di significato e verrebbe archiviata assieme a tante altre di cui si è persa la memoria.
E' necessaria una candidatura di rottura tra vecchio e nuovo, e non tra senior e junior come molti (senior) vorrebbero che fosse. Era, ed è, il momento giusto.
Per quanto stimi i Giuseppe Civati, le Debora Serracchiani, gli Ivan Scalfarotto, le Marta Meo, i Matteo Renzi, i Sandro Gozi o le Paola Concia, non posso non denunciare una loro forte mancanza di coraggio.
Basta parlare di ticket con i big attuali (che erano attuali già nell'89). Sarebbe solo l'ennesimo compromesso. L'era dei compromessi è finita! E' tempo di prendere decisioni forti e coraggiose.
The Audacity of Hope vi ricorda qualcosa? Non è solo il titolo di un libro, è anche e soprattutto un
modus vivendi che deve essere tuo, cara futura classe dirigente!
Manca meno di un mese al termine per la presentazione delle candidature alla Segretaria Nazionale e spero vivamente che in questi giorni che ci separano dal 21 luglio, i “quarantenni del Pd” riflettano e si accorgano dell’opportunità che hanno davanti per non rimandare ancora una volta quel rinnovamento che ci promise Walter Veltroni sempre a Torino quel 27 giugno di due anni fa.
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